Basket in stop: aspettiamo senza avere paura, domani

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Se fosse un teatro, a questo punto calerebbe il sipario, si spegnerebbero le luci e, lentamente, la platea si svuoterebbe, trascinando fuori il vociare ed il brusio del pubblico. Ma qui è di basket che si parla. Non c’è sipario e non c’è palco. C’è un campo, vuoto. E i palloni, fermi. Avete presente il rumore delle suole sul parquet? L’inconfondibile scricchiolio della gomma che, stridendo sul legno, provoca una musica romantica e cigolante?

Ora è un rimbombo, un tonfo vuoto. GAME OVER.

Suonerà quasi assurdo parlare di sport, di basket, mentre lì fuori ancora non si sa da che lato del tunnel uscire. Eppure, per molti, moltissimi, il basket è un lavoro, una passione, un pensiero che non può prescindere la giornata. C’è chi c’ha investito una vita e chi c’ha investito dei soldi, c’è chi si sta costruendo un futuro e chi non riesce ad uscire dal passato. C’era chi stava lottando per salire di categoria e chi per guadagnarsi la salvezza. 

In una cornice storica in cui la vita viene finalmente messa davanti a tutto, la pallacanestro è il primo sport a fare un passo indietro. Il rispetto per il corpo dell’altro ha tanto da insegnare al mondo: sarebbe impensabile rispettare le norme senza quel contatto fisico che rende il basket così tanto “basket”. Sport come la pallacanestro ci insegnano l’amore, prima ancora che i fondamentali. Ci guidano alla cooperazione e non lasciano indietro nessuno.

Prima i campionati regionali. Poi quelli nazionali. Da un giorno all’altro le giornate si sono spente e i weekend si sono svuotati, perdendo la verve agonistica del game day. Un pezzo del nostro cuore si è messo a riposo, convinto che in una manciata di ore l’incubo sarebbe svanito. Ma i campi sono ancora vuoti e i palloni sono ancora fermi. E ci si chiede quando le luci si riaccenderanno. Lo sport, però, nel silenzio, continua ad insegnarci la perseveranza, la tenacia e l’importanza di essere uniti, specialmente in un momento come questo.

Ve li immaginate gli occhi di un bambino che da giorni non prende in mano una palla da basket? Probabilmente hanno lo stesso colore di chi bambino lo è stato ed ora, di quella palla, ne ha fatto il proprio mestiere. Per chi vive di sport sa che il giorno di festa degli altri coincide con il proprio giorno di straordinari. Ha un unico compito: regalare emozioni, nonostante le vittorie, nonostante le sconfitte. La sua missione è emozionare. E il basket ci riesce sempre. Ed ora, che da più di un mese il pallone non attraversa il canestro e le emozioni ci sembrano congelate, in realtà la pallacanestro continua, silenziosa, la sua opera.

Ricominciare sarà dura, indubbiamente. Ma ce la faremo. Tornerà il vociare del pubblico in tribuna, si riaccenderanno le luci sul campo, lo scricchiolio delle suole sul parquet. Si riavranno le lacrime, le delusioni, gli abbracci. A quel punto, quando tutto sarà pronto, proprio come sul palcoscenico più bello, si alzerà il sipario ed il pallone tornerà a palleggiare. Aspettiamo senza avere paura, domani.