Calcio dilettantistico: quale futuro?

Siamo inguaribili sognatori

Siamo inguaribili sognatori. I palloni sono ancora chiusi nella rete conservata nel magazzino dello spogliatoio. Il rumore dei tacchetti delle scarpe rimane un suono effimero e lontano.

Le urla degli allenatori e le imprecazioni del pubblico più vulcanico non riempiono più le nostre amate domeniche. Tutti fattori che mancano e provocano un magone interiore difficile da descrivere. Sì, siamo inguaribili sognatori. Sognatori perché riprendere le danze della stagione 2019-2020 sembra ormai una improbabile eventualità. L’emergenza sanitaria del Coronavirus sta mettendo a dura prova l’intero sistema economico dello stivale. In un momento così delicato, quindi, parlare di calcio appare addirittura fuori luogo.

Nel massimo rispetto dei malati e purtroppo dei decessi, risulta doveroso riflettere su alcuni aspetti relativi allo sport. Il dilettantismo infatti, rispetto alla miliardaria Serie A, non gode di risorse e strutture adeguate per ottemperare alle disposizioni delle autorità per un’eventuale ripartenza. Proibitivo sembra dunque il pieno rispetto del distanziamento tra atleti e staff, della totale sanificazione degli impianti oltre all’organizzazione di un ritiro blindato.

Tante preoccupazioni inoltre sono rivolte ai bilanci delle società. Dalla Serie D ai campionati minori la situazione, in molti casi, non è proprio rosea. Esortiamo allora gli organi governativi del pallone italiano, come certamente già stanno facendo, ad individuare misure concrete ed efficaci per la tutela delle squadre dilettantistiche. Stiamo parlando di realtà che coinvolgono città e borghi in tutto il territorio italiano con tifosi e famiglie al seguito.

Questo calcio non deve e non può morire. Il calcio genuino, del popolo. Un calcio così lontano dalla pomposità del professionismo. Siamo inguaribili sognatori. Ora però bisogna fare i conti con la realtà.